Fondazione Abitare Bologna (FAB) si presenta fin da subito con un obiettivo ambizioso: fornire una risposta concreta al problema dell’abitare nel territorio del Comune di Bologna e della sua area metropolitana. FAB può contare su un importante finanziamento pubblico e un sistema che fornisce garanzia e supporto sia a chi offre casa sia a chi la cerca, sostenendo economicamente e legalmente entrambe le parti. L’affitto civico è dunque un servizio rivolto a tutte e tutti, per rispondere ai molteplici bisogni abitativi. Ambrogio Dionigi, presidente di FAB, ha spiegato le idee da cui nasce la Fondazione e gli obiettivi che si prefigge.
Come nasce Fondazione Abitare Bologna?
Fondazione Abitare è frutto di un’intuizione politica dei soci fondatori (Comune di Bologna, Città Metropolitana e ASP Città di Bologna) che hanno costruito un soggetto agile in grado di intercettare e garantire il più possibile i soggetti privati che hanno alloggi sfitti. Con uno strumento che è quello della Fondazione di partecipazione, nel modo il più rapido ed efficace possibile, FAB si apre alla partecipazione di tutte e tutti coloro che vogliono promuovere le azioni, i contenuti e gli scopi della Fondazione stessa, nella città di Bologna e nell’area metropolitana. Tutto questo nasce dall’opportunità della Regione Emilia-Romagna, che tramite il Patto per la Casa ha costruito uno dei meccanismi di finanziamento della Fondazione. Sta poi agli enti locali accorciare la distanza tra chi cerca casa e chi la offre, promuovendo la reciproca responsabilità delle parti.
Quali sono gli obiettivi che si pone FAB?
L’obiettivo centrale è che FAB diventi la piattaforma di riferimento per chiunque voglia affrontare l’enorme tema della casa nel nostro territorio. Per questo motivo è una fondazione aperta, rivolta anche a nuove partnership. Stiamo già dialogando in modo proficuo con l’Arcidiocesi di Bologna. Vogliamo coinvolgere le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, il mondo dell’associazionismo e il terzo settore, ma anche tutte le cittadine e i cittadini che vogliono mettere a disposizione un alloggio che fin qui hanno lasciato libero. Tutto questo può avvenire solo se la Fondazione è in grado di trasmettere fiducia nei confronti delle persone, sia di chi sta cercando casa, sia di chi sta mettendone una a disposizione. Nei prossimi anni abbiamo in mente di attivare circa 800/900 alloggi.
C’è una fascia di popolazione in particolare a cui si rivolge FAB?
La Fondazione è solo una parte della risposta al problema dell’abitare, un problema complesso quanto sono complessi i bisogni che ne stanno al di sotto. Il target a cui si rivolge FAB per chi cerca casa è la fascia di popolazione che sta tra i 9.360 e i 35.000 euro di ISEE. Questa è una fascia di popolazione consistente e molto presente sul territorio, perché circa il 42% dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti del settore privato (escluso quello agricolo) della Regione percepisce un reddito annuo lordo inferiore ai 20.000 euro. Noi stiamo provando a dare una risposta alla questione dell’abitare rivolgendoci prima di tutto a loro, ma gli effetti positivi dell’affitto civico toccheranno anche l’idea di città che abbiamo in mente, una città meno individualistica, meno rarefatta, più collaborativa.
“FAB nasce dal senso di responsabilità verso la collettività, perché dove non si trova casa non si trova una comunità”
In che modo FAB potrà incidere sulla vita dell’intera area metropolitana?
Credo che quest’area metropolitana riesca a compiere cose belle e importanti per la cittadinanza solo quando è in grado di esprimere un alto livello di coesione. In questa città ognuno di noi può ancora operare per mettere a disposizione il meglio di ciò che sa fare, e ci riesce proprio perché lo mette a disposizione di una comunità, lo condivide. E il senso di comunità è centrale. Oggi il tema dell’abitare è visibile plasticamente, e tangibile nei suoi effetti. Per questo non dobbiamo mai limitarci a parlare di casa, ma di abitare: la casa è l’oggetto, l’abitare sono le relazioni a esso sottese. Non basta avere una casa per sentirsi parte di una comunità, ma senza casa si è sicuramente privi della possibilità di farne parte. I segnali di queste problematiche sul tema dell’abitare c’erano da tempo, ma sembravano sempre legati agli “altri”. Adesso però gli altri siamo noi. FAB vuole rappresentare l’inizio di un processo corale, cioè un modo per unire chi amministra la cosa pubblica a chi amministra la cosa privata. Un ente pubblico ha chiaramente maggiori responsabilità sul tema casa rispetto ai privati, ma riusciremo collettivamente a uscire dalla questione abitativa solo con un’alleanza trasversale, in cui anche il privato riesce a mettersi in gioco, rigenerando un senso di appartenenza e fiducia nella città, e operando per aumentare l’attrattività del nostro territorio e del nostro sistema produttivo.
“Il meccanismo dell’affitto civico vuole essere un invito rivolto alla collettività”
FAB nasce dal senso di responsabilità verso la collettività, perché dove non si trova casa non si trova una comunità. Per questo motivo nessuno deve sentirsi estraneo al tema dell’abitare, perché senza le comunità si perdono servizi, economie, cultura e relazioni, con conseguenze che si abbattono sulla città intera, soprattutto nelle zone dell’area metropolitana già a rischio desertificazione. Quando una città rimane desertificata, non è solo la natura a riappropriarsi degli spazi ma altri attori – come grandi gruppi di vendita, commercio e turismo. È un bene che esistano anche questi attori, ma non se rimangono gli unici disponibili, perché tenderanno a mangiarsi anche il nostro senso di comunità, mettendo a repentaglio la crescita di un modello economico, ambientale e culturale sostenibile, oltre alla formazione e dell’educazione delle persone che abiteranno questi spazi. Il meccanismo dell’affitto civico vuole essere dunque un richiamo forte alla cittadinanza e al senso di responsabilità, un invito rivolto alla collettività, recuperando il senso di appartenenza a una città che vuole continuare a essere viva.
Finora, FAB è l’opportunità più grande che possiamo offrire a sostegno dell’abitare. E è un’occasione in cui abbiamo il diritto e il dovere di credere fino in fondo, insieme.
